Dopo mesi di contrazione del mercato e l'uscita di diversi operatori dal paese, il governo ungherese ha annunciato l'abolizione delle sanzioni penali legate alle operazioni in criptovalute. La svolta arriva a poco più di un anno dall'introduzione di un impianto normativo che aveva di fatto paralizzato il settore locale.
Un quadro normativo che aveva stretto il mercato
Le restrizioni introdotte nel 2025 sotto il governo di Viktor Orbán avevano creato due nuove fattispecie di reato: l'abuso di cripto-asset da parte degli utenti e la fornitura non autorizzata di servizi di scambio. Il meccanismo centrale era un sistema di certificati di conformità obbligatori: ogni transazione — sia da criptovaluta a valuta tradizionale, sia da crypto a crypto — doveva essere validata da un ente locale autorizzato. Le operazioni prive di tale certificato erano considerate giuridicamente nulle.
Le conseguenze penali erano graduali ma severe. Per transazioni non autorizzate si rischiavano fino a due anni di reclusione; la soglia saliva a tre anni per operazioni superiori a 50 milioni di fiorini ungheresi (circa 140.000 dollari) e fino a cinque anni per importi oltre i 500 milioni di fiorini (circa 1,4 milioni di dollari). Gli operatori di piattaforme rischiavano fino a tre anni, con picchi di otto anni per chi gestiva volumi particolarmente elevati senza le autorizzazioni richieste. Al momento dell'entrata in vigore della legge, si stimava che circa 500.000 ungheresi fossero attivi nel settore.
Revolut fuori, indagine UE aperta
Il mercato aveva risposto rapidamente. Revolut aveva sospeso i servizi crypto in Ungheria, mentre altre società del settore avevano valutato il trasferimento delle proprie operazioni verso giurisdizioni più permissive, come Estonia e Lituania. I volumi di scambio erano calati in misura rilevante dopo l'implementazione delle misure.
Parallelamente, la Commissione europea aveva avviato un'indagine per verificare se il framework ungherese fosse compatibile con la normativa comunitaria — un segnale di pressione istituzionale che si è sovrapposto alle dinamiche politiche interne.
Il cambio di governo e la retromarcia
L'inversione di rotta è maturata dopo le elezioni parlamentari dell'aprile 2026, che hanno portato al potere il partito Tisza, di orientamento filo-europeo. La portavoce del governo Anita Kobol ha comunicato ai giornalisti l'intenzione di smantellare le misure ereditate dalla precedente amministrazione. Il ministro dell'Innovazione e della Tecnologia, Zoltán Tanács, ha definito il quadro normativo precedente eccessivo e motivato da ragioni politiche piuttosto che da effettive esigenze di tutela del mercato.
Con la rimozione delle sanzioni penali, Budapest punta ad allinearsi agli standard europei in materia di asset digitali, recuperando la fiducia degli operatori che avevano abbandonato il paese nei mesi precedenti.
