Un'IPO che riscrive i libri dei record
C'è un numero che fa impressione anche agli standard del mercato finanziario globale: 75 miliardi di dollari. È quanto SpaceX punta a raccogliere attraverso la propria offerta pubblica iniziale, in quello che potrebbe diventare il più grande collocamento azionario della storia. La valutazione complessiva dell'azienda di Elon Musk raggiungerebbe quota 1.770 miliardi di dollari, un traguardo che relega il precedente record — l'IPO di Saudi Aramco del 2019, che raccolse 29,4 miliardi — al rango di semplice pagina di cronaca.
La società ha depositato la documentazione presso la SEC americana, indicando la vendita di 555,6 milioni di azioni a 135 dollari l'una, con una data di inizio contrattazioni fissata, salvo imprevisti regolatori, al venerdì successivo al deposito. Elemento inusuale: invece di fornire una forchetta di prezzo come da consuetudine, SpaceX ha indicato un prezzo unico, scelta che ha immediatamente attirato l'attenzione degli analisti come segnale di sicurezza — o di audacia.
Musk resta padrone del campo
La quotazione non cambia il rapporto di forza interno all'azienda. Secondo i documenti depositati, Musk detiene attualmente circa la metà del capitale di SpaceX e, anche dopo l'IPO, conserverà una quota simile del totale delle azioni. Tuttavia, la struttura dei diritti di voto garantisce al fondatore il 82,4% del potere decisionale dell'azienda, blindando il controllo sulle scelte strategiche indipendentemente dall'ingresso di nuovi azionisti pubblici.
Al prezzo proposto di 135 dollari per azione, la partecipazione di Musk in SpaceX varrebbe circa 841 miliardi di dollari. Sommando la sua quota in Tesla — stimata intorno ai 300 miliardi al valore di chiusura recente — il patrimonio netto complessivo di Musk si avvicinerebbe alla soglia di 1.100 miliardi di dollari, un territorio inesplorato anche per gli standard dei grandi miliardari tecnologici.
Razzi, satelliti e intelligenza artificiale
Nell'immaginario collettivo SpaceX è ancora sinonimo di razzi e di Starlink, il servizio di connettività satellitare che ha assunto rilevanza commerciale a partire dal 2021. Ma i documenti dell'IPO tracciano un perimetro più ampio. La società ha dichiarato di voler destinare parte dei proventi allo sviluppo di infrastrutture di intelligenza artificiale e data center orbitali, un segmento ad alta intensità di capitale che richiederà investimenti continuativi. Non è esclusa, si legge ancora nella documentazione, la necessità di ulteriori collocamenti azionari in futuro per sostenere queste ambizioni.
Il legame con l'universo AI si è rafforzato a febbraio, quando SpaceX ha formalizzato una fusione con xAI, la società di intelligenza artificiale collegata alla piattaforma X. La mossa ridisegna il profilo dell'azienda: non più solo un operatore spaziale, ma un attore con ambizioni trasversali tra orbita terrestre e modelli computazionali avanzati.
Il nodo della liquidità e l'attenzione di Bitcoin
L'operazione non è priva di implicazioni per il mercato delle criptovalute. Un'IPO di queste dimensioni assorbe liquidità significativa dai mercati globali, e gli investitori istituzionali con esposizioni su BTC e altri asset digitali potrebbero trovarsi a ribilanciare i portafogli per partecipare al collocamento. Il timore è che la pressione di vendita su asset considerati più rischiosi — tra cui le criptovalute — possa accentuarsi nelle settimane di avvicinamento all'offerta.
Non si tratta di un effetto meccanico garantito, ma di una dinamica già osservata in occasione di grandi operazioni di mercato: quando arriva un'opportunità percepita come eccezionale, la liquidità tende a confluire lì, sottraendosi temporaneamente ad altri segmenti. Il debutto di SpaceX sarà, tra le altre cose, un test sulla tenuta dell'interesse istituzionale verso Bitcoin in un contesto di concorrenza per il capitale.
