Un indirizzo Bitcoin rimasto silente per quasi quindici anni ha eseguito la sua prima transazione in uscita, trasferendo 30 BTC — circa 1,88 milioni di dollari al valore attuale. L'evento non sarebbe di per sé straordinario, se non fosse per il contesto giudiziario che lo circonda: l'indirizzo fa parte di un elenco di 39.069 portafogli al centro di una causa pendente davanti ai tribunali di New York.
Una causa sui beni abbandonati in Bitcoin
L'azione legale è stata promossa da un ricorrente identificato come "Noah Doe" insieme a due società con sede nel Wyoming. L'obiettivo è ottenere dal tribunale statale il riconoscimento di quei portafogli come proprietà abbandonata ai sensi dell'Articolo 7-B della legge sulla proprietà personale dello Stato di New York. I promotori del ricorso sostengono che una vulnerabilità tecnica abbia reso impossibile l'accesso ai fondi per i legittimi titolari, e di aver condotto oltre un anno di verifiche nel tentativo di rintracciarli prima di adire le vie legali.
L'indirizzo in questione, identificato parzialmente come "1KV47", aveva ricevuto i 30 BTC nell'agosto del 2011 senza mai registrare movimenti in uscita fino al 4 luglio scorso, quando la transazione è apparsa nel blocco 956.627. Il guadagno realizzato, calcolato sul prezzo di carico originale, supera il 719.000%.
L'accelerazione dei movimenti e le implicazioni legali
Il caso si complica perché l'attività on-chain collegata alla disputa sta crescendo mese dopo mese. A febbraio cinque indirizzi inclusi nell'elenco avevano spostato complessivamente 4.834 BTC; a giugno il dato è salito a 17.527 BTC distribuiti su 31 indirizzi distinti. Alex Thorn, responsabile della ricerca di Galaxy Digital, ha documentato questa progressione, sottolineando come il ritmo dei movimenti si stia intensificando con continuità.
Sul fronte processuale, la Corte Suprema di New York, con un'ordinanza emessa a giugno dalla giudice Kathy J. King, ha sospeso il procedimento fino all'udienza fissata per il 14 luglio. Nel frattempo, ai ricorrenti è vietato richiedere un giudizio per contumacia. Uno dei convenuti ha già presentato un'istanza di archiviazione, argomentando che gli indirizzi Bitcoin non possono essere trattati come soggetti giuridici autonomi — una questione che potrebbe rivelarsi dirimente per l'intero impianto del ricorso.
La portata patrimoniale della vicenda è difficile da ignorare: i 39.069 indirizzi elencati nell'atto di citazione custodirebbero complessivamente circa 3,7 milioni di BTC, equivalenti a oltre 234 miliardi di dollari. Tra i portafogli contestati figurerebbero anche indirizzi comunemente associati a Satoshi Nakamoto, il che aggiunge un ulteriore livello di complessità sia tecnica sia simbolica alla disputa.
