Un modello che ribalta la logica tradizionale
Oltre 140 aziende tra istituti finanziari e gruppi tecnologici hanno dato vita a Open USD, una stablecoin ancorata al dollaro che si distingue per una caratteristica precisa: i rendimenti generati dalle riserve e il potere decisionale non si concentrano nelle mani di un singolo emittente, ma vengono redistribuiti tra le imprese che scelgono di adottarla.
La struttura ricorda da vicino quella di un consorzio cooperativo. Chi integra Open USD nei propri servizi acquisisce anche una voce nella governance del protocollo, capovolgendo il rapporto tipico tra emittente e utilizzatore che caratterizza stablecoin come USDT o USDC, dove i proventi delle riserve — investite prevalentemente in titoli di Stato americani — rimangono nelle casse dell'azienda che controlla il token.
Perché le riserve contano
Il dettaglio economico non è secondario. Con i tassi d'interesse ancora su livelli storicamente elevati, le riserve in dollari a breve termine generano rendimenti consistenti. Tether, ad esempio, ha registrato profitti miliardari negli ultimi esercizi proprio grazie a questa dinamica. Distribuire quei flussi agli adottanti cambia radicalmente l'incentivo a usare una stablecoin rispetto a un'altra: le aziende che costruiscono prodotti su Open USD parteciperebbero direttamente ai proventi che oggi vanno altrove.
Il consorzio, che opera sotto il nome Open Standard, punta esplicitamente a fare di questa redistribuzione il principale argomento commerciale per attrarre banche, fintech e piattaforme di pagamento. La governance aperta — con regole scritte collettivamente dagli aderenti — serve anche da garanzia contro modifiche unilaterali alle condizioni del protocollo, un rischio concreto quando il controllo è centralizzato in un'unica entità privata.
Mercato affollato, scommessa chiara
Lanciare una nuova stablecoin in dollari non è impresa banale. USDT e USDC insieme dominano oltre il 90% della capitalizzazione di mercato del settore, con una base utenti globale consolidata e liquidità distribuita su decine di blockchain. Open USD dovrà costruire da zero la propria rete di adozione.
La scommessa del consorzio è che un bacino di 140 aziende fondatrici garantisca fin dal primo giorno una massa critica di utilizzo, riducendo il problema tipico dei nuovi asset: la mancanza di liquidità iniziale. Se le aziende aderenti integreranno il token nei propri flussi operativi — pagamenti, regolamento, tesoreria — il volume potrebbe crescere senza dipendere dall'attrattiva speculativa che spesso sostiene il lancio di nuovi token.
Resta aperta la questione regolamentare. Negli Stati Uniti il quadro normativo sulle stablecoin è ancora in fase di definizione, e un modello che distribuisce i rendimenti delle riserve a una rete di soggetti anziché trattenerli centralmente potrebbe richiedere una classificazione giuridica ad hoc. Come Open Standard intenda gestire questo aspetto sarà probabilmente uno dei nodi più delicati dei prossimi mesi.
