Morgan Stanley ha depositato presso la SEC gli emendamenti agli S-1 per due prodotti quotati che puntano a combinare l'esposizione diretta alle criptovalute con i rendimenti generati dallo staking: il Morgan Stanley Ethereum Trust e il Morgan Stanley Solana Trust. La mossa consolida la presenza della banca d'investimento nel mercato degli asset digitali regolamentati, dopo l'ingresso nel segmento degli ETF spot su Bitcoin avvenuto nei mesi precedenti.
La struttura delle commissioni e la distribuzione dei premi
Secondo quanto indicato nei documenti aggiornati, entrambi i fondi destineranno quote delle rispettive riserve di criptovalute allo staking, con l'obiettivo di produrre rendimento aggiuntivo per i sottoscrittori. Il meccanismo di ripartizione prevede che il 95% dei premi di staking resti all'interno dei trust a beneficio degli investitori, mentre il restante 5% andrà ai fornitori di servizi di staking e ai custodi come compenso operativo. Lo sponsor del fondo, Morgan Stanley stessa, non percepirà alcuna quota di tali premi al di là della commissione di gestione annua, fissata allo 0,14%.
Una struttura di questo tipo differisce dai tradizionali ETF su crypto, dove il rendimento del fondo dipende esclusivamente dall'andamento del prezzo dell'asset sottostante. Inserire lo staking significa aggiungere una componente di rendimento ricorrente, seppur soggetta alle variabili della rete e ai rischi operativi legati ai validatori.
I tempi di attivazione su Ethereum e il rischio di slashing
L'emendamento relativo al Trust su ETH fornisce dettagli tecnici sull'infrastruttura di staking. I custodi depositeranno l'ether detenuto dal fondo negli smart contract di staking di Ethereum, mentre operatori terzi gestiranno i validatori per conto del trust. I documenti avvertono che l'ETH messo in staking rimane esposto al cosiddetto slashing: se un validatore non rispetta i requisiti di rete o viola le regole del protocollo, una parte del collaterale può essere decurtata automaticamente.
Morgan Stanley ha anche reso noti dati sulla capacità attuale della rete. Al 18 maggio 2026, circa 3,64 milioni di ETH si trovavano in coda per l'attivazione come nuovi validatori. Ethereum consente l'attivazione di 56 validatori per epoch, il che corrisponde a circa 57.600 ETH al giorno. Applicando queste cifre alla dimensione della coda, la banca stima che l'ETH appena messo in staking potrebbe attendere fino a 63 giorni prima di iniziare a maturare premi.
Questi dati non sono marginali per un gestore di fondi: un'attesa di due mesi prima che il capitale inizi a produrre rendimento rappresenta una variabile rilevante nella pianificazione del prodotto, soprattutto nelle fasi di raccolta iniziale.
Il modello si replica sul Trust Solana
L'emendamento relativo al Morgan Stanley Solana Trust adotta un impianto analogo a quello descritto per Ethereum, con la stessa ripartizione dei premi tra investitori, fornitori di servizi e custodi. Le specifiche tecniche del protocollo Solana comportano dinamiche di staking diverse — tempi di attivazione più rapidi e assenza di una coda di validatori paragonabile a quella di Ethereum — ma la logica economica del prodotto rimane coerente tra i due trust.
L'iniziativa si inserisce in un contesto più ampio: diversi gestori patrimoniali stanno lavorando con i regolatori statunitensi per integrare lo staking negli ETF crypto, un tema su cui la SEC ha mostrato negli ultimi mesi una maggiore apertura al dialogo rispetto al passato.
